Qualche anno fa, uscì una notizia tanto ironica quanto umanamente svilente: nel 2007 due soldati giapponesi furono ritrovati in una foresta delle Filippine, dove erano rimasti per «più di 60 anni a combattere un nemico invisibile mentre il mondo cambiava e si dimenticava di loro. […] rimasti per sei decenni a combattere contro gli invisibili soldati americani sbarcati sulle Filippine e fino alla fine del 2004 ancora all’oscuro con ogni probabilità della pace ritornata».
Questa storia mi è ritorna in mente sentendo oggi le parole del nostro (ormai ex) Presidente del consiglio e nostro “liberatore” (come lo definiva qualcuno) e “salvatore” (come scriveva qualcun altro). Parliamo ovviamente di Mario Monti, il quale ha ribadito che «la disciplina di bilancio richiede scelte difficili e dolorose, ma alla fine rende» (25 marzo 2013).
Tutto sta a capire cosa rende. Rende più basso il livello del debito pubblico? Direi di no (Figura 1).
Rende nel senso che fa aumentare il Pil e genera crescita? No, nemmeno questo.
Rende più solide le banche? Neppure questo (Figura 2).
Forse rende maggiori gli investimenti da parte delle aziende? Cavoli no, neanche questo (Figura 3).
Forse, rende maggiore la disoccupazione? Risposta esatta (Figura 4)!
Ecco svelato l’arcano: i sacrifici e la disciplina di bilancio ci stanno rendendo dei disoccupati, dei senza lavoro, forse il nostro salvatore parlava di questo. Chissà. Nel frattempo, l’hanno visto nella foresta a combattere la sua guerra contro il fantasma del debito pubblico. Speriamo di ritrovarlo, fra altri 70 anni però.
Daniele Della Bona







