La “Superstizione” del Bilancio: I due pilastri della Finanza Funzionale

20 / 10 / 2026 | Articoli, Notizie | 0 commenti

Nel senso comune, l’economia domestica è il metro di paragone universale. Se una famiglia spende costantemente più di quanto guadagna, il “barattolo dei risparmi” prima o poi si svuota. Questa logica, apparentemente inoppugnabile, è stata proiettata con tale forza sulle finanze pubbliche che, nel 2010, il Presidente Obama arrivò ad affermare pubblicamente che il governo degli Stati Uniti stava “finendo i soldi”. Ma è davvero possibile per uno Stato sovrano restare al verde? Attraverso la lente della Finanza Funzionale di Abba Lerner, scopriremo che questa idea non è solo un errore tecnico, ma una vera e propria “superstizione” economica costruita per impedire l’uso degli strumenti monetari necessari a risolvere le crisi reali.

Lo Stato non è una famiglia: La sovranità monetaria

La differenza fondamentale che sfugge sistematicamente al dibattito pubblico è quella tra un utente di valuta e un emettitore di valuta. Una famiglia, un’impresa o un comune sono utenti: devono ottenere denaro (attraverso il lavoro, le vendite o le tasse) prima di poterlo spendere. Lo Stato sovrano, al contrario, è l’emettitore della propria moneta.

In quanto emettitore, lo Stato spende emettendo i propri ITD (Io Ti Devo, o promesse di pagamento). È qui che risiede il paradosso del contribuente: non è lo Stato ad aver bisogno dei soldi dei cittadini, ma il contrario. Esiste una circolarità ineludibile: i contribuenti e i mercati finanziari possono restituire allo Stato solo la “Moneta” che hanno precedentemente ricevuto dallo Stato stesso. In termini semplici, è impossibile pagare le tasse se lo Stato non ha prima immesso quella valuta nel sistema attraverso la spesa. Per questo motivo, uno Stato che emette la propria moneta non può mai restarne sprovvisto: esso spende semplicemente accreditando conti bancari.

“Se il reddito nazionale è troppo basso, lo Stato deve spendere di più. La disoccupazione è prova sufficiente di questa condizione, quindi se c’è disoccupazione significa che il livello di spesa pubblica è troppo basso.”

I due pilastri della Finanza Funzionale

Abba Lerner, già negli anni ’40, delineò un approccio che ribalta la “finanza sana” in favore di una gestione orientata all’interesse pubblico, basandosi su due principi cardine:

  • Il Primo Principio: L’unico vero limite alla spesa pubblica non è il deficit, ma l’inflazione. Lo Stato ha il margine di manovra per spendere quanto necessario a portare l’economia alla piena occupazione. Se esiste forza lavoro disoccupata disposta a lavorare in cambio di moneta, lo Stato può sempre permettersi di assumerla. Solo quando l’economia raggiunge la piena capacità produttiva, un eccesso di spesa potrebbe generare pressioni sui prezzi, rendendo necessari i controlli o la tassazione.
  • Il Secondo Principio: La vendita di titoli di Stato non serve a “finanziare” la spesa in deficit (lo Stato non ha bisogno di prendere in prestito ciò che esso stesso emette). Si tratta invece di una manovra di politica monetaria volta a gestire i tassi d’interesse. Vendendo titoli, lo Stato permette a banche e privati di drenare riserve in eccesso per raggiungere il tasso d’interesse target desiderato dalla Banca Centrale.

Il “Mito” come strumento di disciplina: La rivelazione di Samuelson

Se lo Stato possiede tecnicamente la capacità di spendere senza limiti finanziari, perché ci viene raccontata una storia diversa? La risposta è di natura politica e psicologica. L’economista Paul Samuelson definì il dogma del pareggio di bilancio come una “superstizione” o un’”antica religione” necessaria.

Secondo Samuelson, questo mito serviva a “spaventare” la popolazione e i decisori politici per evitare una spesa incontrollata che avrebbe portato a un “caos anarchico ed inefficienza”. Questa credenza era originariamente funzionale in un regime di Gold Standard, dove il legame tra dollaro e oro imponeva limiti fisici alla moneta. Tuttavia, una volta abbandonato quel sistema, la superstizione è sopravvissuta come strumento di disciplina sociale. L’ironia tragica è che un mito creato per prevenire l’eccesso è diventato una barriera che oggi impedisce ai governi di affrontare crisi drammatiche, per il timore infondato di una “insolvenza” tecnicamente impossibile.

La realtà dei “Click” sulla tastiera

Mentre la politica resta intrappolata in questa religione del XIX secolo, la realtà delle Banche Centrali si è già mossa verso una gestione pragmatica e digitale. Durante la crisi, la Federal Reserve ha attuato il Quantitative Easing acquistando asset finanziari in quantità record: 1.750 miliardi di dollari nella prima fase e altri 600 miliardi nella seconda.

Quando il Congresso chiese a Ben Bernanke da dove provenissero quei fondi, la risposta fu disarmante: la Fed non ha usato i soldi delle tasse, ha semplicemente creato moneta attraverso l’accredito di riserve bancarie, ovvero con dei “click” su una tastiera. Esiste dunque un’abbondanza infinita di “click” per salvare il sistema finanziario e acquistare titoli dalle banche, ma la politica sostiene che non ci siano abbastanza “click” per pagare i salari, finanziare la sanità o creare occupazione. È questa la prova definitiva di quanto il mito del bilancio sia diventato disfunzionale e paralizzante.

Conclusione: Verso una nuova consapevolezza economica

Comprendere la finanza funzionale significa smascherare quella che John Kenneth Galbraith definiva una “frode innocente”: una convinzione ingiustificata, alimentata da analogie errate con l’economia domestica, che impedisce di adottare le politiche necessarie al bene collettivo.

Oggi ci troviamo di fronte a un paradosso: abbiamo gli strumenti tecnici per risolvere la paralisi produttiva e la disoccupazione, ma scegliamo di restare immobili per rispetto di un dogma contabile arbitrario. Siamo pronti ad abbandonare questa superstizione per affrontare le sfide del presente con la consapevolezza che uno Stato sovrano non può “finire i soldi”, ma può solo finire le idee — o la volontà politica di servire i propri cittadini?

FONTE: https://www.articolo3comma2.it/la-superstizione-del-bilancio-i-due-pilastri-della-finanza-funzionale/

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