
Il paradosso del “non ci sono soldi”
In ogni crisi, dalla sanità al collasso climatico, la risposta dei governi occidentali è diventata un mantra rassegnato: “Non ci sono i soldi”. Eppure, mentre i servizi pubblici vengono smantellati in nome dell’austerità, assistiamo a un accumulo di ricchezza privata senza precedenti. Questo paradosso non è il risultato di un limite tecnico dell’economia, ma di un preciso fallimento strutturale della democrazia. La narrazione della scarsità finanziaria non è altro che un velo ideologico, utilizzato per nascondere il fatto che il potere decisionale è stato sottratto ai cittadini e consegnato a interessi privati.
Il denaro non è scarso, le risorse sì: Smontare il gatekeeping neoliberista
La Modern Monetary Theory (MMT) ci offre una lente descrittiva fondamentale: per i governi che emettono la propria valuta, come il Regno Unito o gli Stati Uniti, il denaro non può finire. Tuttavia, questa verità viene sistematicamente offuscata da quello che George Monbiot e Peter Hutchison definiscono in The Invisible Doctrine come il dogma invisibile del neoliberalismo. L’offuscamento non è accidentale; è una strategia deliberata di “gatekeeping” per mantenere lo status quo.
La MMT non ci dice come spendere — quella è una scelta squisitamente ideologica — ma demolisce l’alibi tecnico del “non possiamo permettercelo”. Il vero limite non è il bilancio contabile, ma la disponibilità di risorse reali: lavoro, materie prime ed energia.
“Per i governi che emettono valuta, come il Regno Unito e gli Stati Uniti, il denaro non è scarso. Le cose scarse sono le risorse del pianeta. Il governo, quindi, riguarda la gestione di risorse scarse in modo che sia vantaggioso per tutti i cittadini e non danneggi il pianeta. Non si tratta di gestire un budget limitato.”
La “Cattura” della democrazia e la fragilità umana
Perché, allora, i politici continuano a ignorare le promesse elettorali? Jim Byrne sottolinea una debolezza intrinseca nel nostro modello rappresentativo: i politici decidono “per conto” (on behalf) dei cittadini, ma raramente “al loro comando” (at their behest). In questo scollamento, la “fragilità umana” degli eletti diventa il punto di ingresso per lobby e reti di potere.
Questa “cattura” democratica ha ridotto lo spettro delle opzioni politiche a una ricetta ristretta e predefinita di scelte neoliberiste, tra cui:
- Privatizzazione selvaggia dei beni comuni.
- Austerità dogmatica per i servizi pubblici.
- Deregolamentazione sistematica in ogni settore della vita civile.
- Finanziarizzazione dell’economia a discapito della produzione reale.
- Erosione dei diritti dei lavoratori e soppressione della crescita salariale.
In questo sistema, il mercato è elevato a arbitro supremo, ignorando che i mercati stessi non potrebbero esistere senza le infrastrutture legali e valutarie fornite dallo Stato.
Esistono altri modi di essere “Democratici”
Il sistema attuale non è l’unico destino possibile. Esistono modelli che portano il potere decisionale più vicino al cittadino, sottraendolo alle influenze delle élite finanziarie:
- Svizzera (Referendum diretti): Un modello di democrazia diretta dove i cittadini mantengono un ruolo attivo e formale nel contestare o proporre leggi tra un’elezione e l’altra.
- Irlanda (Assemblee dei cittadini): Gruppi di cittadini selezionati casualmente che, avendo accesso a prove ed evidenze scientifiche super partes, deliberano su questioni cruciali, contrastando l’analfabetismo funzionale e la propaganda mediatica.
- Porto Alegre (Bilancio partecipativo): Un esempio di controllo diretto sulle priorità locali, dove la comunità decide come allocare le risorse pubbliche.
- Scozia (Rappresentanza proporzionale AMS): Un sistema che garantisce la proporzionalità, assicurando che la composizione del Parlamento rifletta fedelmente il voto popolare e non le distorsioni del sistema “first-past-the-post”.
Tassare i ricchi per proteggere la democrazia
Una delle tesi più controintuitive della MMT riguarda la tassazione. Poiché lo Stato emette valuta, non ha tecnicamente “bisogno” dei soldi dei ricchi per finanziare la spesa pubblica. Tuttavia, la tassazione progressiva rimane vitale per un motivo politico: impedire che l’accumulo eccessivo di capitale si traduca in un potere oligarchico capace di corrompere le istituzioni.
“Un sistema di tassazione progressiva che tassi di più i ricchi e meno i poveri non serve perché abbiamo bisogno dei soldi dei ricchi — non ne abbiamo bisogno — ma perché spunta la capacità dei ricchi di minare le istituzioni democratiche.”
L’istruzione come bene comune contro la caricatura neoliberista
Il neoliberalismo ha trasformato l’istruzione in una fabbrica di “dipendenti pronti per il mercato”, modellando i programmi sulle esigenze dei datori di lavoro. Byrne ci ricorda che questa è una violazione della nostra natura: gli esseri umani sono “animali comunitari”, non le caricature individualiste e competitive descritte dai manuali di economia standard. Un’istruzione democratica deve fornire gli strumenti cognitivi per analizzare criticamente il mondo, non solo per occupare un posto in un organigramma aziendale.
Otto proposte per un cambiamento radicale
Le raccomandazioni di Jim Byrne per combattere il “deficit democratico” non sono utopie radicali, ma un ritorno a posizioni di buon senso “default” precedenti alla rivoluzione reazionaria di Thatcher e Reagan degli anni ’80. Per attuare un vero cambiamento, basato anche sulla visione di un Economic Bill of Rights come proposto da Alan Minsky, è necessario:
- Trasparenza totale: Obbligo per i think tank e le “unità di ricerca” di rivelare i propri finanziatori occulti.
- Fine del lobbying selvaggio: Leggi rigorose per impedire che gli interessi privati dettino l’agenda legislativa.
- Tetti ai finanziamenti politici: Limitare drasticamente l’influenza del denaro nelle campagne elettorali.
- Regolamentazione di sicurezza: Norme ferree per proteggere i cittadini da disastri finanziari, ambientali e sanitari.
- Tassazione progressiva come bilanciamento: Utilizzare il fisco per ridistribuire il potere, non solo la ricchezza.
- Nazionalizzazione dei servizi essenziali: Energia, acqua, sanità e istruzione devono essere sottratte alla logica del profitto per garantire la stabilità nazionale.
- Contrasto all’oligarchia: Meccanismi legali per impedire ai grandi industriali di minare la volontà popolare.
- Decentramento democratico: Spostare il potere decisionale il più vicino possibile all’elettore.
Conclusione: Un futuro oltre il neoliberalismo
La conoscenza della MMT è uno strumento analitico di potenza straordinaria, ma rimane politicamente “impotente” se inserita in una democrazia compromessa. Capire come funziona il denaro è solo metà della battaglia; l’altra metà consiste nel ricostruire istituzioni che rispondano ai cittadini anziché ai propri finanziatori.
Solo quando la “congregazione” dei politici tornerà a essere il popolo sovrano, le verità economiche potranno tradursi in politiche per il bene comune. Il sistema di voto attuale è davvero uno strumento di sovranità, o è diventato solo un rito per legittimare decisioni prese altrove? La risposta a questa domanda determinerà se saremo in grado di rivendicare il nostro futuro.
FONTE: https://www.articolo3comma2.it/oltre-il-miraggio-della-scarsita-perche-la-mmt-ha-bisogno-di-una-democrazia-al-comando/



