
Le trattative fra USA e Iran si sono arrenate, si prevedono tempi bui. L’Unione Europea si trova nel periodo più difficile e complicato della sua breve e ingloriosa storia. Abbiamo due guerre, Iran e Ucraina, che, direttamente e indirettamente, stanno creando un profondo stress all’economia dell’Eurozona. L’obbligo di un riarmo generalizzato per un inesistente pericolo russo, il rialzo dei prezzi dei prodotti petroliferi importati e una possibile prossima scarsità dei relativi approvvigionamenti, qualora l’insensato conflitto in Iran dovesse protrarsi nel tempo, rischiano di creare una situazione di crisi assolutamente insostenibile.
Gli effetti di questi processi fortemente destabilizzanti sarebbero, in primis, di carattere finanziario, aumento dei costi con relativa crescita dell’inflazione e, nei prossimi mesi, ad aggravare la situazione, concorrerebbe l’inevitabile riduzione delle forniture che porterebbero a un conseguente calo della produzione, della competitività e a gravissimi problemi di bilancio nei conti degli Stati Europei. Inutile sottolineare che il Paese più penalizzato sarebbe l’Italia in quanto, a seguito del suo alto debito pubblico, avrebbe margini di manovra finanziaria e fiscale molto ridotti. La Commissione Europea si è già mostrata irremovibile dalla sua decisione di non concedere sforamenti rispetto agli abituali vincoli di deficit del 3% in quanto eventuali sgravi fiscali e, in particolare quelli sulle accise, potrebbero favorire un eccesso di consumi che dovrebbero essere, per contro, più contenuti proprio per la probabile diminuzione delle forniture dei prodotti energetici. Si prospetta una crisi più profonda di quella avvenuta negli anni ‘70 di cui, i meno giovani, ricorderanno i razionamenti nella distribuzione fino ad arrivare al blocco della circolazione la domenica e a giorni alterni in base alla numerazione delle targhe.
Tralasceremo, in questo articolo, i motivi irrazionali e senza nessuna giustificazione logica che hanno portato al conflitto fra USA/Israele e Iran, per concentrarci sull’inadeguatezza e la fallacia della politica economica e finanziaria imposta da Bruxelles, particolarmente dannosa in situazioni di pesante crisi; i suoi vincoli, dettati dalla solita filosofia neoliberista, impediscono qualsiasi forma di intervento da parte dello Stato che possa fargli aumentare il deficit.
A questo punto dobbiamo necessariamente ritornare alle basi della macroeconomia per spiegare due concetti fondamentali: 1) il deficit di bilancio del settore pubblico corrisponde, per pari importo, ad un aumento del bilancio del settore privato (imprese e cittadini); 2) il debito pubblico, nel caso di uno Stato dotato di una propria valuta nazionale, non rappresenta alcun problema in quanto non deve essere restituito, è solo un indice contabile, una passività dello Stato presso la “sua” Banca Centrale, dove può rimanere in eterno. In sostanza, i deficit di bilancio possono essere finanziati direttamente dalla propria BC attraverso un processo denominato “monetizzazione del debito”.
Ovviamente, perché ciò possa avvenire, bisogna necessariamente superare due ostacoli estremamente penalizzanti: superare il vincolo dell’Euro con ritorno a una propria sovranità monetaria ed eliminazione dell’indipendenza delle Banca Centrale. L’uscita dall’Eurozona diventa una condizione quasi imprescindibile in quanto l’Euro non è la nostra moneta e non la possiamo controllare: non possiamo crearla né emetterla secondo le esigenze delle nostre finanze pubbliche. L’eliminazione dell’indipendenza della BC, inoltre, è indispensabile in quanto lo Stato, che ha il compito di intervenire sui cicli e le varie fasi economiche, ha bisogno di utilizzare i due strumenti fondamentali che sono appunto la politica monetaria e la politica fiscale. Senza la possibilità di coordinare le due azioni, lo Stato perde completamente la sua capacità di governare la propria economia e il relativo diritto di autodeterminazione; questo comporta una vera e propria sottomissione alle politiche economiche e fiscali di Bruxelles diventando, di fatto, niente di più che una sua colonia.
I devastanti effetti delle politiche liberiste della UE, palesemente in contrasto con il nostro modello costituzionale, si manifestano in modo preoccupante proprio nell’attuale periodo di profonda crisi dove il Governo Italiano si trova con le mani legate, impossibilitato nel poter attuare semplicissime politiche di sostegno per controbilanciare gli effetti inflazionistici dovuti agli shock esterni. Ricordiamo che uno Stato dotato di una propria valuta, non ha, potenzialmente, limiti finanziari. Nella situazione attuale, l’aumento dei costi dei prodotti petroliferi provoca un aumento dei prezzi di natura esogena; questo imporrebbe al governo di intervenire con detassazioni adeguate per ridurne gli effetti inflazionistici, ad esempio, riducendo le accise sui carburanti. Tale operazione implicherebbe un aumento del deficit di bilancio che avrebbe, però, come contropartita, un risparmio di pari importo del settore privato.
I due schemi riassumono il processo virtuoso e gli effetti positivi del deficit di bilancio dello Stato (Settore Pubblico) sui risparmi dei cittadini e imprese (Settore Privato). Questa operazione di finanziamento dell’economia da parte dello Stato, essendo noi all’interno dell’Eurozona, non ci è permesso, anzi, in conseguenza delle deliranti teorie europeiste, siamo costretti a un avanzo primario (lo Stato spende meno di quello che incassa dalle tasse) che riduce i risparmi del Settore Privato; una follia ingiustificabile. Questo è uno dei motivi principali della strutturale stagnazione dell’economia dei Paesi dell’Unione Europea che ci comporta una crescita inferiore a tutte le altre economie del mondo da almeno trent’anni.
Con questi limiti e vincoli di bilancio, cosa ci aspetta nei prossimi mesi, e se va male nei prossimi anni? Recessione, recessione perenne, ulteriore deindustrializzazione, aumento della disoccupazione e della povertà. A questo si aggiunge il grande pericolo di un aumento esponenziale delle nuove tecnologie, IA in primis, che, sotto la gestione dei grandi gruppi privati, il cui obiettivo è esclusivamente la massimizzazione dei profitti, creeranno ulteriori processi destabilizzanti con disoccupazione endemica e squilibri sociali sempre più marcati. In questo scenario distopico assisteremo, in ultimo, alla dissoluzione del potere degli Stati nella gestione della politica interna con conseguente crollo del welfare e di tutte quelle funzioni pubbliche indispensabili per salvaguardare la struttura democratica di un Paese.
Davanti a uno scenario apocalittico come quello che si sta delineando, corre l’obbligo di porre alcune osservazioni sulla natura del contesto geopolitico attuale: nulla di quello che accade ha una giustificazione oggettiva e logica. La Commissione Europea ci ha impedito di usufruire delle forniture energetiche a basso costo dalla Russia ritenendola responsabile della guerra in Ucraina. Chiaramente, i veri responsabili sono le potenze occidentali che hanno preparato l’Ucraina a questo conflitto dal 2014 provocando la prevedibile reazione russa. La “favola” dell’aggredito e dell’aggressore appare come un assurdo pretesto per interrompere dei rapporti di fondamentale importanza per le nostre economie. A completamento dell’autolesionismo della UE, concorrono le infinite sanzioni alla Russia che hanno procurato danni sensibili solo ed esclusivamente ai Paesi dell’Eurozona.
Per quanto riguarda la chiusura del Canale di Hormuz, con i suoi nefasti effetti a livello globale, siamo ancora tutti in attesa di capire per quale motivo l’Iran sia stato attaccato dagli USA. Il presidente Trump ha miseramente giustificato il suo intervento ritenendolo necessario per impedire al Paese degli Ayatollah la costruzione della bomba nucleare. La cosa sorprendente è che non solo gli Iraniani sono d’accordo, ma addirittura pare che sia stata emessa una fatwa dal regime di Teheran che ne impedisce la costruzione.
In conclusione, si sta delineando uno scenario mondiale governato da irrazionalità e interessi più o meno occulti che rendono il panorama economico alquanto complesso e vulnerabile alle gravi crisi che si stanno delineando nell’immediato. E’ indispensabile, in un contesto così caotico e imprevedibile, poter attuare, con la dovuta flessibilità, le contromisure idonee per arginare il possibile declino della nostra economia. L’Unione Europea non ci da nessuna possibilità per reagire in modo efficace alla crisi; dobbiamo sperare che il Governo Italiano ritrovi quel minimo di autonomia che le permetta di attuare le giuste iniziative per contrastare la deriva economica in corso; l’UE, abbiamo visto, non è all’altezza e rischia di portarci al fallimento.
Tiziano Tanari
FONTE: https://comedonchisciotte.org/economicidio/



